
Anthony Tommasini
The Indispensable Composers. A Personal Guide
New York, Penguin Press 2018, pp. 482.
Anthony Tommasini (New York, 1948) è dal 2000 è critico musicale principale del «New York Times». Allievo per la composizione di Virgil Thomson, ha scritto Virgil Thomson: Composer on the Aisle (1998) e Opera: A Critic’s Guide to the 100 Most Important Works and the Best Recordings (1996). Come pianista ha registrato due dischi di musiche di Virgil Thomson.
Il titolo di questo libro è, si direbbe nella lingua dell’Autore, disingenuous o forse solo ironico, perché l’obiettivo di questa raccolta di diciassette profili di compositori dal XVII al XX secolo, da Monteverdi a Bartók, è precisamente quello di capire che senso abbia definire “indispensabili” certi compositori ma non altri; quali giudizi o stimoli ci inducano a dichiarare la “grandezza” dei musicisti che amiamo, e viceversa a svalutare, quando non ad accantonare, quelli non ci paiano meritare la qualifica (stimoli che Tommasini, nell’arguta introduzione, ascrive a un “greatness complex” che affliggerebbe il musicofilo occidentale).
Ciò che rende a sua volta il libro, se non indispensabile, prezioso nel panorama presente dell’editoria musicale di divulgazione, è il fatto che questo percorso di esame della ricezione della musica nel corso dei secoli Tommasini lo compie nella forma di un compendio in scorcio della civiltà musicale europea degli ultimi quattro secoli, compendio agile per l’assenza di pretese enciclopediche e per l’articolarsi in brevi monografie, ma non per questo superficiale.
Chi è il compositore “indispensabile”? La definizione e poi la scelta di Tommasini origina da un gioco di gusto giornalistico, quindi potenzialmente dubbio, che Tommasini inventò per il «New York Times» nel 2011 e che suscitò a suo tempo un dibattito vivace fra lettori e musicisti, il Top Ten Composers Project: “un’idea di per sé assurda. Su quale base un compositore verrebbe scelto? Come si misura l’abilità di un compositore, o la serietà delle sue intenzioni? Arnold Schoenberg è stato senza discussione il compositore più influente del Ventesimo secolo (…). Merita per ciò stesso l’inclusione fra i top ten? Nel porci queste domande, ci costringiamo a definire con precisione che cosa sia, nella musica di un compositore, a renderla eccezionale ed eterna” (pp. 12-13).
La selezione di indispensabili di Tommasini non è imprevedibile: Monteverdi, Bach, Händel, Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann e Chopin (uniti in un capitolo), Verdi e Wagner (idem), Brahms, Debussy, Puccini (l’unica scelta forse sorprendente), e, in un capitolo di consuntivo, Schoenberg, Stravinskij e Bartók. Imprevedibili o non banali sono però spesso i motivi della sua preferenza.
Dal punto di vista strettamente musicale, Tommasini svolge un discorso limpido e autenticamente educativo per il lettore-ascoltatore “laico” laddove sottolinea in tutti i suoi musicisti la coerenza strutturale della composizione attuata per mezzo dello sviluppo motivico, la cui prima attualizzazione esplicita è riconosciuta in Haydn tramite una molto leggibile analisi di quartetti e sonate per pianoforte. Un altro concetto-immagine suggestivo adoperato da Tommasini è quello, del resto correlato, della “teatralità” implicita nelle musiche, illustrata nel modo migliore nei concerti per pianoforte di Mozart ma anche in Brahms, quel meno teatrale di tutti i musicisti. Una sensibilità particolare l’Autore ha per la messa in musica dei testi: in questa luce appare ovvia la sua preferenza per Puccini e per Schubert, del quale sono discusse in modo sagace e obiettivo anche alcune ipotesi biografiche che potrebbero riflettersi sulla sua musica.
Ma il carattere più saporito del libro, al di là della chiara esposizione e della ricchezza di riferimenti culturali e storici, è l’afflato autobiografico, non intrusivo, che lo anima. Tommasini riconosce fin dall’introduzione come le preferenze non siano sempre razionalmente giustificabili, e non c’è musica alla cui illustrazione non contribuisca, sempre con gusto e discrezione, un riferimento alla vita di chi scrive, quasi sempre risalente agli anni della sua formazione o dell’adolescenza: qui l’essere Tommasini prma di tutto un musicista è d’importanza fondamentale.
È, questa disinvoltura, un carattere eminentemente “americano”, come americana è l’assenza di pregiudizi che, nell’Epilogo, lo porta a guardare al panorama della musica contemporanea post-weberniana. È raro, almeno nella mia esperienza, leggere di Schoenberg e accoliti e sentirsi invogliati ad ascoltarne le musiche, se già non le si conosca: ma è precisamente quello che accade qui, dove senza alcuno sforzo Tommasini leva a quelle musiche ogni carattere intimidatorio, senza per questo volerne appianare le difficoltà.
In conclusione, The Indispensable Composers è un libro di lettura piacevole e interessante per l’appassionato evoluto e per il musicista, ma anche una sorta di manuale informale per il principiante e lo studente, prodigo oltretutto com’è di consigli d’ascolto e di una discografia selezionata.
(Marco Bertoli)

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