Appello o, come si dice, call for papers

Appello o, come si dice, call for papers

Accoppiamenti Giudiziosi ti invita a mandarci una tua invenzione (breve quanto tu voglia, lunga non più di ventimila battute) suggestionata da quanto segue, o più precisamente dall’ascolto della composizione di Fryderyk Chopin di cui si parla qui sotto.

Non importa se tu non l’abbia mai sentita prima, e se magari i tuoi ascolti abituali vadano da Lucio Battisti a Lucio Dalla: anzi, tanto meglio così.

In fondo al pezzullo troverai dove poter ascoltare la musica.

Davanti allo scrivere di letteratura, scrivere di musica si presenta in una più facile, perché in musica significante e significato sono consustanziali al punto che un’analisi descrittiva sembrerebbe poterne rendere ragione completa, e più difficile, per il carattere almeno in apparenza meno esplicito delle note rispetto alle parole. Ma tanti abbiamo letti esempi di scrittura musicale non solo suggestivi, ma rivelatorî, che aprire gli accoppiamenti giudiziosi non con un accoppiamento esplicito, bensì con una suggestione letteraria di proposito vaga, ispirata da un pezzo di musica, non ci è sembrato poi così fuor di luogo.

Si tratta qui di un esempio scelto a caso, offerto dalla casualità di un ascolto e di una lettura, allo scopo di circoscrivere un aspetto semantico, di senso, di un’arte asemantica come la musica. Non c’è pezzo di musica, fosse anche una canzonetta, da cui questo tipo di analisi non colga frutto, anche se non sempre, è ovvio, nel segno della bellezza e della seduzione espressiva.

Nella seconda parte del Secondo Scherzo in sib minore op. 31 di Chopin (1838), l’indicazione dinamica cambia da presto a sostenuto, e la tonalità, da Re♭, relativo maggiore della tonalità d’impianto, enarmonicamente, in rapporto di terza, a La maggiore.

Il clima espressivo muta repentino insieme con quello tonale, ma entro una salda coerenza strutturale che in Chopin non manca mai; è un corale in cui i due primi, distesi accordi, ciascuno di una misura intera, si configurano infatti come la risposta differita sulla lunga distanza alla formidabile apertura “interrogativa” dello Scherzo e alla sua natura tempestosa (che verrà ripresa nella quarta parte, dopo l’inquieta transizione “a valzer” della terza).

Questi due accordi di apertura definiscono una cadenza plagale I-IV, la cadenza dell’amen, ampliata nella sua risonanza da ottave parallele e una quinta nascosta, ma con un molto chopiniano e meraviglioso quirk: il do# del primo accordo, la maggiore (I) si mantiene con legatura di valore nel secondo, re (IV). Il do#, sensibile della scala di re, è in flagrante dissonanza (settima maggiore) con l’accordo maggiore, o meglio lo sarebbe se fosse ribattuto anziché legato (la legatura, per patente omissione, manca nella prima edizione Breitkopf dello Scherzo): nella scrittura di Chopin, invece, rimane come una eco, sia pure ben presente, come memoria della stabilità dell’accordo di tonica, e prima nota del breve inciso che si sviluppa nel ristretto ambito di terza minore.

Il valore di questo in apparenza minimo gesto musicale, un ritardo armonico, come sempre in musica è molto prima percepito e apprezzato che descritto; l’effetto è sottile e potentissimo e a volersi abbandonare alle sinestesie, fertilissimo di suggestioni: un raggio di luce crepuscolare, un’affermazione pronunciata con un’intenzione nascosta, l’intensità di un ricordo grato (suggestione per tradizione dalla cadenza plagale) con una sfumatura malinconica, o ancora un’affermazione accorata, ma sommessa non schiva di una riserva; fu del resto Robert Schumann a paragonare questo Scherzo a una poesia di Byron, «così fine, così audace, miscuglio d’amore d ’ironia».

Questa annotazione non ha pretese, anzi una ne ha: di invitare chi ci legga e, auspichiamo, ci voglia scrivere, a portare la sua scrittura fuori dai recinti in cui l’espressione letteraria di recente pare sempre più costretta, si chiamino «impegno sociale» o «autofiction»: per esempio col riprendere quell’affascinante pratica antica e tardoantica dell’ ἔκϕρασις (ekphrasis), la descrizione in prosa o in versi di un’opera d’arte di cui esempio moderno è l’Ode su un’urna greca di John Keats.

A seguire e in conclusione, lo Scherzo in Siminore di Chopin nell’interpretazione incomparabile di Arturo Benedetti Michelangeli in un programma RAI del 1962. Il trio, dal min. 3:25.

https://www.youtube.com/watch?v=A6rSA4xL5EU

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