“Short shorts” di Peter Cherches – 4

Phone Sex

I called the phone sex line. “Hello, phone sex line,” the voice on the other end said—a sultry, sexy, breathy voice. I was hooked from the git-go. 

“Talk dirty to me,” I said. 

“I think you must be mistaken,” the voice (oh, that voice!) replied. “This is the phone sex line!” 

“Yes, I know! So go ahead, talk dirty to me.” 

“A gentleman says please.” 

“Please talk dirty to me.” 

“Who do you think you are, mister? This is the phone sex line!” 

“Yes, that’s why I called. I want phone sex!” 

“Hey, don’t talk dirty to me, buster,” she shot back, this time in a voice that was gravelly, gruff, and shrill. Then, without giving me a chance to respond, she unceremoniously ended the call. 

I kept the phone to my ear, wondering if I could get any mileage from the silence.

Telefono erotico

(da Whistler’s Mother’s Son, Pelekinesis, 2020)

Ho chiamato il telefono erotico. “Buongiorno, qui telefono erotico“ mi fa la voce dall’altro capo: sospirosa, torrida, sensuale. Io, catturato già subito.

“Parlami sporco“, ho detto.

“Dev’esserci un equivoco“, ha ribattuto la voce – oh, quella voce! “Questo è il telefono erotico!“

“Sì, lo so! E allora parlami sporco, dài“.

“Le persone educate dicono ‘per favore’“.

“Per favore parlami sporco“.

“Ma chi crede di essere, signorino? È il telefono erotico, questo!“

“Sì, è appunto per questo che chiamo. Voglio una telefonata erotica!“

“Senti, furbone, non cominciamo con le porcate“, è scattata quella, ma ora con una voce rauca, scostante, stridula. Poi, senza darmi modo di rispondere e senza tante cerimonie, ha riappeso.

Sono rimasto un po’ con il telefono all’orecchio, a domandarmi se avrei potuto cavare qualcosa almeno dal silenzio.

(Traduzione di Marco Bertoli)

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