racconto di Giovanni Natoli

“Che succede?” Stava precipitando dentro una notte senza spiragli. Per quanto folle potesse sembrare, capì di essere stato catturato dalla pupilla. La caduta durò una decina di secondi; ad un certo punto si trovò in un posto illuminato da una luce giallastra. Tratti neri che formavano circoli e rettangoli fluttuavano dappertutto creando geometrie dotate di una logica segreta. Iniziò a camminare, privo di riferimenti. I suoi piedi non appoggiavano su nulla, non capiva dove fossero il basso, l’alto, la destra e la sinistra. Era una malinconica marea cremosa. La luce gli fece tornare in mente quelle che provenivano dallefinestre degli ospedali al calare della sera che spezzavano il blocco scuro della facciata; tristi luci per un triste luogo. D’un tratto la marea giallastra sparì e una traiettoria di globi sfarfallanti, scintille argentee che nascevano dal buio più fitto,si dirigevano spedite verso di lui, e, giunte a pochi millimetri lo scansarono per lanciarsi chissà dove. Tutto durò pochi istanti. Grumi di vapori fecero la loro comparsa; nubi nere su fondo bluastro sembravano assumere forme abbozzate, ma sufficienti per richiamare i soggetti; ora un leone, ora una testa di cavallo, ora dei serpenti, ora tristi giganti sdraiati. Duravano non più di un secondo per essere sostituite da altre pareidolie. Poi d’un tratto il buio. Nonrimanevapiù nulla, nemmeno gli orrori a cui aveva assistito fino a quel momento. Pensò che fosse finita, una volta per tutte. “Ecco l’eternità”. La notte senza fine sembrava dover essere l’ultimo passaggio di quell’assurdo viaggio. Ma apparve un bagliore; un puntino di luce sempre più ampio. Sembrava quella di uno dolcissimo, melanconico tardo pomeriggio. Gli sembrò di stare acquattato dietro il nero fogliame di un cespuglio. Improvvisamente crebbe un albero al centro della scena. Aveva un’ampia fronda tondeggiante e rigogliosa, scurita dal controluce di un’aureola beatificante. Provò un sentimento lontanissimo; lo stesso sentimento che lo coglieva da ragazzo quando il crepuscolo cominciava ad erodere certi bellissimi pomeriggi di sole. Un’emozione dolce e amaro, fragile e potente. Momenti in cui un’ala nera si posava sul suo cuore. “Che sia la Verità?”, la Verità nascosta in un cimitero a primavera inoltrata.
Era la fine del Tempo, il risultato di tutta una vita, la sua vita, che finalmente toccava il suo sentimento profondo. E il viaggio si era concluso. Per sempre.

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