Racconto di Luca Testa

Ponzio Pilato, ora tocca a te!
Ponzio Pilato è un uomo dal ventre prominente avvezzo a restare in silenzio, soprattutto quando ti guarda. Di solito non fa nient’altro, trascorre il tempo a fissare l’interlocutore. Intanto finge di masticare qualcosa, un chewing gum che non c’è più. Un tempo fumava molto. Fumava di continuo. Fumare lo calmava. Per decenni ha trascorso metà delle sue giornate a prendere decisioni riguardanti, si direbbe, i suoi sottoposti. Ed erano migliaia. Sono mesi ormai che avverte di essere oltremodo logorato dal peso di questa responsabilità. L’unica sua preoccupazione è sempre stata quella di assecondare al meglio la volontà dei superiori interpretandone la linea senza chiedere mai spiegazioni.
Ponzio Pilato è l’elemento intermedio di un ingranaggio molto ben rodato, quello del potere. Ha resistito così a lungo in quel mondo solo perché ha sbagliato di rado. Quando è capitato è riuscito a trasformare l’errore in qualcosa di diverso. Ne ha intravisto subito il potenziale, l’opportunità stessa di rimettere la situazione a favore del sistema oppure in modo più banale ha riversato la responsabilità su qualche collaboratore non più affidabile. Era questo genere di pressioni costanti ad accrescerne l’esigenza compulsiva di fumare. Alla lunga il fisico ne ha risentito e poi quel vizio era ormai divenuto così inelegante. Addirittura politicamente scorretto per uno che deve stare sempre dalla parte giusta e in maniera incontrovertibile. E a lui capitava persino di ansimare in pubblico. La notte stentava nel respirare e sentiva il petto stringersi e opprimerlo. Rantolava per istanti lunghissimi sino a temere di soffocare. Così non dormiva più. È allora che ha buttato via le sigarette e ha iniziato a sgranocchiare ogni genere di schifezza. È ingrassato oltremisura e stava ancora peggio. Non gli è rimasto che masticare l’aria in modo ossessivo, quel chewing gum che non c’è più. Di notte tuttavia continua a dormire poco e male. È stanco del suo incarico. Non era mai arrivato a questo punto. Forse a usurarlo è stato l’aver raggiunto troppo presto l’apice della carriera. In seguito non è stato per niente semplice rimanerci abbarbicato tutto quel tempo. Adesso attende solo il pensionamento. Ma anche quello non sarà per niente semplice perché in alto lo stimano troppo. La dirigenza lo ritiene tra gli amministratori più affidabili e leali in circolazione. Qualche pezzo grosso lo reputa addirittura insostituibile. È riconosciuto che sotto la sua supervisione non si sono mai verificati problemi che abbiano messo a repentaglio la struttura.
Ponzio Pilato persiste nel masticare l’aria e ode di nuovo quella voce.
Ponzio Pilato, ora tocca a te!
L’ingiunzione interiore che lo sommuove possiede lo schiocco di uno spasmo. Risulta difficile da credere perché è da solo dentro la stanza. Eppure quella voce si ripete. Quante immagini allora gli scorrono davanti agli occhi. Sono vicende passate, volti trasfigurati, fantasmi fruscianti, corpi abbandonati, sentieri interrotti. Gli sembra di ricordare che quella stessa voce lo ha spronato in altre occasioni. Esattamente ogni volta che è stato necessario prendere in mano la situazione e aggiustarla in qualche modo, a qualunque costo. Gli giungeva da bordo ring e lo incitava a riacciuffare l’incontro dopo essersi nascosto per una decina di secondi dietro la guardia a rifiatare. È questo a essere paradossale, che fosse la voce stessa del suo formatore quando gli aveva affidato il primo incarico. Sono trascorsi quarant’anni ma quella voce è ancora lì a ingaggiarlo.
Ponzio Pilato, ora tocca a te!
Da allora non è cambiato un granché. È più lento nei riflessi e non è più così rapido nel ponderare ogni variabile della situazione in cui è incappato. L’esperienza però lo ha reso ancora più distaccato. Gli ha insegnato a socchiudere gli occhi e a prendere coscienza solo della sostanza del fine. Con tale lucidità è matematico elaborare i pro e i contro che scaturirebbero da una decisione piuttosto che da un’altra. Così la scelta arriva da sé. È un mero fatto statistico.
E adesso invece salta fuori questa faccenda di Gesù Cristo e ogni logica va a farsi benedire.
Ne percepisce nell’intimo il potenziale pericolo e al contempo ne è affascinato, in qualche modo attratto o forse solo curioso di vedere come potrebbe andare a finire l’intera questione. Avverte con nitore che potrebbe sfuggire al controllo e trasformarsi in una bomba capace di destabilizzare ogni singolo piano della struttura in quell’area geografica che, accidenti a lui, è proprio quella di sua competenza.
Gesù Cristo è un cinquantenne minuto con riccioli copiosi e una barbetta da predicatore. Da semplice artigiano, dedito al restauro di mobili, si è trasformato in portavoce delle rivendicazioni degli Indios su alcuni territori oltre il fiume abbandonati alla jungla. La multinazionale da parte sua ha speso capitali per accaparrarsi quelle lande selvagge che il governo le ha ceduto senza troppi ragionamenti. Difatti questi ingenti flussi di denaro sono stati regolarmente versati al governatorato che in cambio ha assunto migliaia di lavoratori per disboscare la regione e dissodarne le terre. Altrettanti operai saranno poi impiegati stabilmente nelle piantagioni di noccioli che nasceranno da quel nulla rigoglioso, ma improduttivo dal punto di vista del capitale.
E ora è comparso Gesù Cristo a elevarsi a paladino dei diritti inalienabili degli Indios sulla foresta. Ha cominciato a blaterare di ecosistema, di salvezza del pianeta, di patto millenario con Madre Natura. In breve tempo l’eco della protesta è uscita dall’ambito locale e si è trasformata in una di quelle battaglie internazionali. Ormai è tardi. È impossibile pensare di metterlo a tacere. Del resto sin dall’inizio Gesù Cristo si era dimostrato insensibile tanto alle lusinghe quanto alle minacce. I suoi primi interventi di fronte a qualche centinaio di Indios coi costumi da selvaggi sono divenuti raduni immensi capaci di richiamare attivisti da tutto il mondo, esattamente come il sassolino scalciato che, rotolando, diviene valanga.
Ponzio Pilato si considera il maggiore responsabile della pessima piega assunta dall’intera vicenda. Sebbene indirettamente avrebbe dovuto vigilare su ogni singolo aspetto dell’operazione. Imputa questa manchevolezza proprio al passare degli anni e al suo naturale decadimento. Avrebbe dovuto pensionarsi prima, riflette ancora una volta. Sarebbe bastato solo qualche mese. Doveva accontentarsi e ritirarsi a suo tempo, maledizione. Il fatto che nella sua lunga attività gli fosse sempre andata bene avrebbe dovuto metterlo in guardia. Invece eccolo alle prese con la seccatura peggiore di un’interminabile carriera.
Ogni volta che dallo schermo gigante del suo ufficio partiva il servizio sull’ennesima manifestazione india percepiva lo stomaco sigillarsi e la gastrite salire. Conati biliosi anticipavano di qualche secondo la telefonata che immediatamente sarebbe giunta dall’altro capo del mondo a chiedergli conto dei progressi in merito. Eppure aveva da subito intuito, da quel primo notiziario locale, che il problema era inevitabile. Ogni intervento sarebbe stato vano e la vicenda si sarebbe invariabilmente conclusa in modo sfavorevole. Bisognava limitare i danni. Sgomberare con la forza il primo raduno era stato qualche mese addietro il primo stupido errore. Ma nessuno lo aveva avvisato, tanto meno interpellato. Quegli stramaledetti collaboratori in loco oltre a convergere i servizi privati di sicurezza avevano preteso pure l’intervento delle forze dell’ordine. Ancora un po’ e avrebbero richiesto anche l’esercito. Per fortuna non c’era scappato il morto. Altrimenti la deflagrazione sarebbe stata immediata. O forse l’intera questione si sarebbe sgonfiata e chiusa subito, sebbene tragicamente. Nondimeno un caso tanto eccezionale avrebbe attirato comunque l’attenzione. Un altro sbaglio grossolano, anch’esso irrimediabile, era stato quello di provare a convincere Gesù Cristo con le lusinghe e con le minacce. Egli adesso era un eroe. Nulla lo avrebbe smosso. Si sarebbe dovuto eliminarlo da principio. Qualcosa di ben orchestrato. Un lavoro da professionisti silenziosi. Ne aveva un paio a libro paga. Nessuno avrebbe potuto collegare la morte incidentale del povero Cristo alle sue passioni ambientaliste. Sarebbe stata una banale fatalità. Ma ora era tutto assurdamente fuori luogo. L’eroe sarebbe diventato una bandiera e ogni collegamento risultato lampante anche qualora non ci fosse stato.
Ponzio Pilato si sentiva spacciato.
Si alzò e si mosse verso il bagno privato del suo enorme ufficio all’ultimo piano del grattacielo di proprietà della multinazionale, piantato nel cuore economico della capitale di quella nazione così lontana dalla sua patria e nella quale risiedeva da decenni. Lo perseguitavano continui stimoli a urinare, ma poi riusciva aemettere qualche goccia forzata. Ne approfittava per lavarsi le mani. Le insaponava e le sciacquava in continuazione. Col passare del tempo era divenuta una sorta di mania.
Erano anni che non aveva più amanti e mesi che non frequentava prostitute. All’improvviso si era sentito vecchio. Quella sera invece aveva bisogno che la mente si spegnesse e che il guaio decantasse. Solo così forse avrebbe potuto trovare una soluzione e porvi rimedio. Era lo stratagemma al quale era sempre ricorso. Una notte d’amore senza troppe implicazioni. Non voleva ragazzine tra i piedi. Cercava una donna che fosse tale. La sua fidata guardia del corpo sapeva cosa significasse e perentorio indicò sottovoce all’autista dove dirigersi. Era come un addestratore che sussurrava il comando a un pastore tedesco.
Il traffico si apriva al passaggio della berlina, il caos pareva redimersi e la notte rendeva la capitale un inferno patinato sopra il quale troneggiava un plenilunio quasi metafisico.
La prostituta esperta e bellissima lo traghettò in poche ore dal piacere all’idea che gli mancava per ristabilire l’equilibrio necessario al potere. Inizialmente non fu semplice per lei reperire la strada giusta a scardinare le tensioni che avvolgevano quell’uomo, così importante e stanco. Tuttavia Ponzio Pilato si ritrovò a rimirare muto l’alba maestosa attraverso le immense vetrate. Avvolto in un accappatoio immacolato si avvertiva rinvigorito come non gli accadeva da anni. La donna dormiva dolcemente, solennemente lambita dai primi raggi di luce. Ora la stanchezza era solo sua, sebbene di altra natura. Ponzio Pilato si ritrasse finalmente da quella fissità così simile alla saturazione degli orgasmi notturni e si recò in bagno. Riuscì a urinare copiosamente come nemmeno rammentava potesse avvenire. Sospirava di un impagabile piacere liberatorio. Quasi si scordava di lavarsi le mani. Uno strano ghigno si rifletteva nell’ampio specchio sopra il lavabo rendendolo quasi inconoscibile a se stesso. In pochi istanti si era reso conto che quella era l’occasione inattesa per affrancarsi definitivamente dal suo ruolo. Avrebbe barattato la risoluzione di quella odiosa complicazione con il suo pensionamento. Decise di non aspettare oltre, se non il tempo necessario a cercare in rubrica il contatto più importante tra tutti. Giusto un paio di volte all’anno gli capitava di dovervi ricorrere. In Europa era pieno giorno e l’amministratore delegato in persona gli rispose al secondo squillo come se fosse lì pronto a ricevere la telefonata.
Gesù Cristo non era un ingenuo, ma era uno che non si sottraeva mai al confronto. Amava le sfide. Non sarebbe stato difficile trascinarlo a un incontro al quale avrebbe presenziato il suo vice stesso con altri dirigenti della compagnia. Era da escludere che ci fosse pure lui. Non gradiva comparire. Detestava anche il solo pensiero di poter essere coinvolto in uno scandalo. Più complicato invece era organizzare un appuntamento al quale Cristo avrebbe dovuto recarsi senza tutti i suoi comprimari, capi indio o attivisti che fossero. Unica compagnia, e testimone, doveva essere quel suo collaboratore, Giuda, che nel frattempo avevano corrotto e istruito in merito al comportamento da tenere. C’era una scena da girare, un video da montare come fosse reale. Vi si mostrava la compravendita di Gesù Cristo il puro, l’incorruttibile. Immediatamente sarebbe esploso in rete. In seguito ci avrebbero pensato i suoi sodali a linciarlo o il suo rimorso a suicidarlo.
Gesù Cristo era spacciato. La faccenda chiusa.
Qualcosa però non andò per il verso giusto. Ci fu una colluttazione, una guardia del corpo verosimilmente estrasse un’arma. Malauguratamente uno dei finestroni era rimasto accostato. Gesù Cristo finì di sotto. Forse venne spinto nell’alterco o si divincolò nel tentativo di liberarsi dalla presa degli aguzzini. Morì sfracellato in mezzo al traffico di una delle vie principali della capitale dopo un volo di svariati piani. Nessun video aveva più senso. Ogni traccia sparì in tempi rapidissimi. Immediati. Nessuna prova riuscì mai a collocare Gesù Cristo in quel luogo.
Tuttavia dopo sole poche ore l’intero movimento ambientalista era certo che la morte di Gesù Cristo non fosse un suicidio, ma un omicidio dietro al quale ci fossero senza nessuna ombra di dubbio le grinfie della multinazionale. Ci furono scontri con le forze dell’ordine sia nella capitale che nei territori contesi. L’organizzazione a tutela della foresta e dei diritti degli indios ottenne una clamorosa svolta nella sua lotta. Gli espropri vennero temporaneamente bloccati.
La contesa perdura tuttora.
L’unico suicidio comprovato fu quello di Giuda. Il suo corpo fu trovato penzolante in uno scantinato alla periferia della capitale. In un angolo venne rinvenuta una borsa con qualche migliaio di dollari.
Ponzio Pilato comprese che l’agognato pensionamento si era di nuovo allontanato. Non gli sarebbe stato concesso nessun tempestivo ritorno a casa. L’Europa restava dall’altro capo del mondo, forse per sempre. Gli prese una voglia irresistibile di fumarsi un sigaro. Si alzò dalla poltrona per scacciare la pulsione. Gli scappava da pisciare ma erano solo quei maledetti e inutili stimoli alla minzione. Allora s’insaponò e si risciacquò le mani. Più volte. Quell’abitudine si era trasformata in un tic. Non capiva se l’eczema e il rossore che gli ricoprivano le mani fossero dovuti al continuo lavarsele oppure se la necessità di sciacquarle fosse dettata dal prurito che accompagnava l’eritema.
Quel dilemma gli toglieva il sonno.

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