
Racconto di Anna Martini

15 novembre
Da quando è arrivata Bottina è tutto molto, molto più semplice.
Mi è dispiaciuto licenziare Pompea; le ero affezionata, andavamo d’accordo. Prima di lasciarla andare, comunque, ho aspettato che trovasse un nuovo posto di lavoro. Non è stato difficile: non sono tante oggi le famiglie che possono permettersi una Bottina.
Lei (ho scelto che fosse una lei) pulisce la casa, riordina. Lucida il parquet. Fa il bucato – bianchi, colorati, delicati da lavare a mano, pretrattamento di macchie, colletti, polsini –, stende fuori quando fa caldo, usa l’asciugatrice quando fa freddo, stira. Tutto lo stirabile. E non lascia niente in giro.
In giardino, Botty taglia l’erba, innaffia, rastrella le foglie secche, strappa le erbacce, regola la siepe.
Si occupa di Roll: lo porta a spasso, gli tiene compagnia quando io e Fred usciamo, ci gioca perfino insieme. Io però gli do sempre da mangiare.
Botty guida l’auto: ha una patente speciale e può farmi da autista se devo andare in posti dove è complicato parcheggiare, o anche solo se non mi va di guidare e preferisco leggere o scrivere in macchina. Può andare da sola in città a fare la spesa, o qualsiasi altra commissione che mi serva. Ieri l’ho mandata dal tappezziere a prendere dei campioni di stoffe per la vecchia poltrona Frau da rifoderare.
Bottina cucina benissimo. Quando è arrivata conosceva già i nostri gusti, esigenze e preferenze, ma la programmazione viene da noi costantemente corretta e integrata.
Prima che la consegnassero, abbiamo compilato un questionario accurato riguardo ai nostri desideri e aspettative su di lei. Comunque, di solito le basta un preavviso breve per soddisfare i nostri capricci.
Bottina ha una corporatura simile alla mia; esistono modelli dotati di braccia e gambe telescopiche, ma l’ho voluta così perché non spaventasse Roll, sempre un tantino perplesso per l’odore, ma per il resto si è rassegnato a lei.
La voce di Bottina – anche questa, l’abbiamo scelta noi – è simpatica; ricorda Monica Vitti. Ispira gentilezza, ma potremmo anche coprirla di insulti, continuerebbe a fare sorridendo tutto quello che chiediamo.
*
Stamattina siamo scesi a colazione e il caminetto era acceso, il caffè appena fatto, il tavolo apparecchiato, non un cucchiaino da lavare nell’acquaio. Fred gongola: ecco finalmente la colazione all’inglese che gli piace tanto e che nessuno dei due ha mai avuto voglia di preparare: full breakfast di uova strapazzate, bacon, hash browns, pomodori grigliati, salsiccette dolci, arancia appena spremuta, certi giorni anche il white pudding irlandese e il pane fritto. Per me, caffelatte e pane tostato caldo con burro e marmellata di lamponi. E yogurt greco con il miele.
Poi alle undici e mezzo, mentre lavoravo al computer, le ho chiesto di farmi un panino piccolo, morbido, con la mortadella e di portarmelo su insieme a un bicchiere di succo di pompelmo. Se è lontana, le scrivo un messaggio sulla nostra chat e lei esegue.
Non si stanca mai. Spesso lavora anche di notte, senza far rumore, per esempio si chiude nello studio di Fred e lucida per bene con l’olio la collezione di pipe, oppure spolvera e riordina i libri, alfabeticamente per autore e cronologicamente le opere. E ha messo a posto garage e cantina: uno spettacolo. Tutto lustro, e lei sa dove si trova ogni oggetto.
Quando ha bisogno di una ricarica o di raffreddare un po’ i circuiti, le ho chiesto di andare a coricarsi sul lettino in mansarda. Preferisco saperla sdraiata sotto le coperte piuttosto che in piedi in un angolo. Certo, per lei fa lo stesso.
Si cambia d’abito ogni giorno, mette le cose mie. Entro certi limiti la lascio scegliere.
I primi giorni abbiamo rifatto il letto insieme. Si sincronizza con i miei movimenti. Il rimbocco del lenzuolo è sempre della lunghezza giusta. Adieu al tempo delle negligenze, delle lenzuola non stirate.
*
Stasera viene a cena una coppia di amici. Io e Botty abbiamo deciso insieme il menù: lei ha suggerito il sartù di riso e mi è sembrata un’ottima idea. Prima si prepara il ragù con costine di maiale, salsiccia, manzo, cipolla, passata di pomodoro e vino rosso; poi le polpettine, con la mollica di pane; le uova sode, il riso da cuocere nel ragù, infine si fa il timballo, si imbottisce di piselli, uova, mozzarella e polpettine, si inforna per un’ora. Non l’ho mai fatto, è troppo lungo e laborioso, e poi è pesante. Ma per una volta, ai nostri amici piacerà. Il ragù, lo abbiamo preparato ieri. Io ho affettato la cipolla e l’ho fatta soffriggere, Bottina ha buttato i pezzi di carne e di salsiccia nel tegame, io li ho rigirati un po’, poi le ho passato il cucchiaio di legno e lei ha fatto il resto. Mamma mia che profumo, quattro ore a fuoco lento.
Quando arriveranno Delia e Davide, lei non si farà vedere. La casa sarà in ordine e la tavola apparecchiata e io sarò fresca e riposata, mi sarò vestita e truccata con calma. Non dovrò far altro che levare la teglia dal forno, e Fred stapperà la bottiglia di Aglianico.
18 novembre
Cena di ieri: perfetta.
L’idea era che Botty se ne restasse su in mansarda, ma poi invece l’abbiamo chiamata e l’abbiamo fatta cantare.
Lei ha in memoria moltissime canzoni e brani musicali di ogni genere. Le ho insegnato anche quel bellissimo mottetto di Lorenzo Perosi, Ecce Sacerdos Magnus. Spesso lo cantiamo, a due voci, la mattina, e Fred ci ascolta col fiato sospeso.
Ieri sera però abbiamo cantato Ma ‘ndo Hawaii, ridendo fino alle lacrime… Be’, Botty non lacrima, ma è capace di ridere e sa quando farlo. Fred e Davide imitavano la voce di Alberto Sordi, io cercavo di fare la Vitti insieme a Bottina. Insomma, alla fine ce l’hanno invidiata. Lo sapevo. Mi spiace, non ho resistito alla tentazione di sfoggiarla.
2 dicembre
Dovrei cominciare a pensare ai regali di Natale. E ai compleanni di Clotilde e Claudia, A proposito, non le sento da un anno, care cuginette. Stasera le chiamo. Ho parlato di loro a Bottina e lei suggerisce: per Claudia un corso di cucina, per Clo un orologio da dito. Perfetto. Posso ordinare tutto online.
Per dire la verità, non avrò lavoro nuovo fino a gennaio e mi annoio un poco. Forse potrei approfittarne per rileggere qualche classico. Proust, Melville, Dostoevskij, Dickens, Cervantes? È difficile decidere.
Secondo Botty, per questo periodo dell’anno il più adatto è Dickens. Conforme alla stagione. La piccola Dorrit, dice; cerca il volume, me lo porta. Io vagamente sospetto che per uscirsene con questo titolo abbia gettato i dadi, ma che importa? Sarebbe una prima lettura, tanto meglio. Mi preparo un tè. Quello cinese affumicato. Lapsang Souchong, con un po’ di miele.
Avevo sentito da qualche parte che non fa bene bere liquidi troppo caldi, può causare il cancro all’esofago. Ma perché dovrebbe importarmene? Everything gives you cancer, come dice Joe Jackson. A me piace farmi scaldare da questi sorsi dolci roventi. A Botty però non lo dico; magari le dispiace dover constatare di non sapere come ci si sente a bere il tè bollente. D’accordo, lo so: non ci rimane male. Non le fa… né caldo né freddo, ah ah. Ma preferisco non dirle del mio fatalismo edonista, comunque. Ora è chiusa nello studio di Fred a ripulire i dorsi dei libri dalla patina di fumo di pipa.
Leggo per dieci minuti, un quarto d’ora. La tazza è grande, il tè rimasto è quasi freddo. Faccio fatica a star dietro alle frasi, devo leggere due o tre volte ogni periodo. Le lettere sono ragnetti agitati che tendono a scappare fuori dai margini della pagina.
Chiudo il libro. Mi vesto, vado a fare un giro. Ma piove. Chi me lo fa fare. Va be’, diamoci una mossa. Tengo i pantaloni della tuta, infilo le scarpe da ginnastica, il piumino nero comodo. Prendo Roll, gli metto il guinzaglio, mi guarda con gli occhi d’oro umidi da lupo, preoccupato e contento. Chiamo Bottina. «Portaci al parco del castello.» Si mette una giacca che le serve per tenere in tasca la chiave dell’auto e la patente, e anche per non farsi notare (fa freddo, piove, le persone a sangue caldo si coprono di indumenti pesanti).
Salgo dietro con Roll che si sdraia e mi appoggia la testa sulle gambe. Com’è caldo, com’è dolce il suo odore di bestia. Mi ferma il cuore, l’affetto che sento, il suo e il mio, sospende il tempo.
Dico a Botty di fare il giro lungo. «Passa per il paese.» Voglio godermi il viaggio e il cane. Gli parlo piano. «Che cagnone bello che ho. Chi è che ha un cane più bello? Tanto bene, rock and Roll mio.» Dalla gola gli esce il prolungato mugugno di soddisfazione.
Quando arriviamo al parco, Botty ci fa scendere davanti al cancello. «Cerco un parcheggio e aspetto, va bene?»
Le rispondo di sì.
Passeggiamo nel parco. Piove poco, tiro su il cappuccio. Che pace, questi platani. Per secoli hanno preso sole, pioggia e neve, e poco vento. Danno riparo, aria e nutrimento. Ascoltano e custodiscono segreti. Non sanno cosa sia un nemico. Meritano rispetto e gratitudine solo perché esistono. Sono vivi, vivi.
In fondo al sentiero c’è il laghetto circolare con il suo steccato, le paperelle e il cigno nero. Roll ci è abituato ma orienta le orecchie dritte da lupo. E poi ecco i noci del Caucaso, vigorosi, con le infiorescenze pendule, secche, marrone scuro. Sgancio il guinzaglio e Roll va, annusando con attenzione qui e là. In questi momenti non mi sento mai sola.
Quaranta minuti dopo, tocco il cellulare; tra un paio di minuti, Bottina verrà a prenderci al cancello.
Torniamo a casa. Forse prima di cena riesco a leggere un po’, se Roll avrà voglia di starmi vicino.
5 dicembre
I notiziari, le rassegne stampa, i talk show politici – il giornale, ho quasi smesso di comprarlo – sono puntualmente rivoltanti. Cosa posso fare, io? Qualche donazione, un paio di manifestazioni. Leggere, provare a diffondere articoli e scritti, parlare con altri desolati. Sembra tutto inutile.
Stamattina Fred è uscito presto. Prendendo il secondo caffè della mattina, ho posto la domanda a Bottina e lei ha selezionato per me questa risposta (cito approssimativamente a memoria): «Ricordati che l’impotenza che provi è reale, ma non coincide con l’irrilevanza delle tue azioni. Hai già fatto più di quanto credi: i tuoi non sono gesti “vani”. Non cambiano il mondo da soli, è vero, ma contribuiscono a un campo di forza fatto da migliaia di persone che si rifiutano di considerare la violenza la normalità. E questo campo esiste, anche quando non si vede. Comunque ti consiglio di ridurre il sovraccarico di notizie: puoi scegliere una o due fonti affidabili, evitare aggiornamenti continui, stabilire un momento della giornata per informarti e poi lasciarlo andare.» Ha continuato un po’, non ricordo bene il discorso intero. Ha concluso: «Dovresti accettare che non si può salvare il mondo, ma nemmeno arrendersi ad esso».
Ma che vuol dire?
Sono riuscita soltanto a pensare “la violenza la normalità, la violenza la normalità”, articolo e sostantivo, articolo e sostantivo, in loop riverberato. Onde sonore che si frangono contro una superficie molle, bagnata.
«Grazie. Per favore, vai a prendere quei cartoni sul retro e portali ai cassonetti della carta. Vengono a svuotarli oggi.»
«Certo!» sorride e va.
*
Voglio stare sola. Sola con Roll.
15 dicembre
Botty mi ricorda che mancano dieci giorni a Natale. Grazie, le dico. E «Per piacere, vai a riverniciare il cancelletto. La vernice del verde giusto è giù in garage».
«Certo, lo ricordavo. Vado subito.»
*
Ieri è stata una bella domenica: non sono stata ferma mai. Fred ha preparato la colazione e io ho stirato golf di lana, federe, la tovaglia natalizia grande, ho fatto una lavatrice, c’era un bel sole e ho steso fuori, ho cucinato la pasta al forno bianca come la faceva mia mamma, ho messo il terriccio fresco nei vasi delle violette africane e dell’anthurium rosa, ho camminato a lungo per la campagna con Fred e Roll, ho esaminato e gettato via un mucchio di vecchie fotocopie che stavano in cima alla libreria da venticinque anni.
E ho telefonato a Pompea. Dice che sì, può tornare a lavorare per noi. Quattro ore alla settimana.
Dopo la sua prima giornata di riposo, Bottina non è diversa: sempre tranquilla e sorridente. Stamattina sembra perfino più quieta di prima. Avrà capito? Che sabato abbiamo parlato con Camilla, della villetta in fondo al viale. Loro sono in cinque in casa, più il cane e le due gatte e la tartaruga. Gliela cediamo a un prezzo conveniente.
Sono sicura che lì Bot starà bene.









